Zelarino, 23 ottobre 2026 – Trieste è da sempre una città di frontiera, abituata a incontrare popoli e storie diverse. Oggi, lungo la rotta balcanica, vede arrivare ogni giorno e ogni notte persone stremate, con i piedi piagati e il peso di viaggi durissimi: uomini soli, famiglie, ragazzi senza i genitori. Accanto a loro ci sono i triestini: residenti, commercianti, pendolari che chiedono, giustamente, sicurezza, quiete e decoro nei luoghi in cui vivono.

La questione è complessa, non ammette slogan. I migranti diventano sempre più il pretesto di una polemica che divide, mentre nessuno ha la soluzione in tasca e ogni scelta pesa su persone reali, da una parte e dall’altra.

Come Azione Cattolica del Triveneto diciamo prima di tutto grazie. A Trieste esiste una Chiesa che accoglie e cura, spesso in silenzio, a pochi passi da piazza Libertà: la Diocesi, la Caritas, i medici volontari di DonK, Spazio 11 con la sua sala d’attesa al caldo, il dormitorio di Sant’Anastasio, il Refettorio di San Martino al Campo, i pranzi dell’amicizia di Sant’Egidio, le parrocchie e gli scout, l’Azione Cattolica triestina con i suoi soci. Credenti e non credenti, fianco a fianco, in cerca di collaborazione con le istituzioni per dare stabilità alle azioni. È un lavoro quotidiano che onora la città intera.

«Ero forestiero e mi avete accolto». Per un cristiano accogliere non è una bandiera, ma un modo di guardare ogni persona nella sua dignità. Chi di noi ha affiancato i volontari in piazza non fa politica: vive e testimonia il Vangelo. Ma lo stesso Vangelo chiede prudenza e responsabilità. L’accoglienza vera è ordinata, sostenibile, attenta anche a chi vive da sempre in quei quartieri.

Come Azione Cattolica del Triveneto senza esitazione rispettiamo e sosteniamo il lavoro delle istituzioni, a cui spetta garantire ordine pubblico e legalità, che sappiamo difficile in una stagione di tensioni. Proprio per questo, con franchezza e senza polemica, non siamo convinti che vietare la somministrazione diretta di cibo, vestiti e prime cure nei fine settimana e in certi orari renda la piazza più sicura o agibile. Temiamo, al contrario, che tutto ciò lasci soli i più fragili che vanno tutelati, perché da soli non possono farlo. Sicurezza e decoro valgono ogni giorno per ognuno, e ogni giorno vale la dignità delle persone. Divieti e polemiche non hanno fermato e non fermeranno gli arrivi: rischiano solo di rendere invisibili le persone, più difficile il riconoscimento dei loro diritti, dure e sterili le contrapposizioni.

Per questo invitiamo le istituzioni al confronto, per rivedere il provvedimento e vigilare perché nessuno resti privo di cibo, riparo e cure, in piazza e nelle strutture circostanti. 

Chiediamo allora a tutti, associazioni, volontari, enti pubblici e cittadini, di sedersi allo stesso tavolo. Ascoltarsi. Cercare soluzioni condivise, che permettano presto a chi offre le prime cure di tornare a farlo, nel rispetto della legge, dei regolamenti, della sicurezza e della dignità di tutti. Al centro non vogliamo mettere le bandiere né le ordinanze, ma le persone, in particolare quelle più fragili.

A tutti rivolgiamo un invito essenziale: informarsi, evitare giudizi sommari, non alimentare paure né rancori. Guardiamo i volti prima dei numeri.

Preghiamo perché Trieste sappia essere ancora una città capace di equilibrio e di umanità.

La Delegazione di Azione Cattolica del Triveneto e le presidenze diocesane di Azione Cattolica delle 15 diocesi del Triveneto

 

Foto di Levi Meir Clancy su Unsplash