Ac Triveneto. Futuro, periferie ed educazione

La ricchezza delle idee, dei contenuti e degli impegni associativi che le Associazioni Diocesane della Regione Conciliare Triveneta hanno indicato nei documenti programmatici delle Assemblee diocesane, offrono vari spunti e interessanti linee conduttrici del servizio associativo. Nei documenti sono presenti varie sensibilità originali a seconda delle realtà locali delle tre regioni amministrative: Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Veneto. È questa la forza associativa che, al di là delle peculiari storie delle singole associazioni diocesane, indica una presenza nei territori con occhi, menti e cuori capaci di cogliere la forza di un’Azione Cattolica estroversa.

La varietà degli impegni programmatici mette in evidenza inoltre una sostanziale unitarietà nella visione della vita associativa che trova radici nelle singole realtà di base e si espande sino al livello nazionale con una concreta condivisione delle linee portanti del cammino dell’Azione Cattolica.

Nei vari documenti assembleari programmatici esaminati (tredici quelli disponibili) sono riconoscibili vari tratti del documento approvato alla XV Assemblea Nazionale che nelle singole Associazioni diocesane sono stati espressi con accenti diversi ma comunque convergenti.

Nei tre ambiti classici dell’esperienza di AC, il sociale, l’ecclesiale/pastorale e l’associativo tout court, potremmo individuare alcune originali linee del vivere associativo dell’AC nel Triveneto. È un esercizio ed un tentativo (forse un po’ forzato) di interpretare tra le righe del tanto materiale scritto e portato alle delibere delle assemblee diocesane. Tuttavia questo forzo può anche avere un significato produttivo in ordine alle capacità di interpretare le esigenze di un’associazione popolare qual é l’Azione Cattolica. Inoltre questo ci aiuta a cogliere alcune peculiari sensibilità che sono però il frutto di un cammino certamente condiviso in questi anni da tutta l’Associazione.

Innanzitutto è importante notare che il filo conduttore di tutti i documenti è legato al tema della vita che è il centro di tutte le questioni che riguardano il nostro tempo. È questo lo sguardo attraverso il quale dare senso al cammino della Chiesa, del Mondo, dell’Azione Cattolica. Parlare della vita alla vita (Documento Aci Venezia) è il titolo di fondo dell’Aci chiamata ad aprirsi e a spalancare le porte.

Ci sono tre parole chiave che vibrano nei documenti esaminati. Ognuna di esse merita di essere letta con un taglio che lascia spazio a molteplici interpretazioni nell’ambito associativo. Le tre parole sono: futuroperiferie, educazione.

Guardare al Futuro

Sul versante dell’impegno sociale, ad extra per intenderci, la parola che si svela è futuro. Troviamo il desiderio innanzitutto di guardare al futuro non subendo le situazioni: “il consiglio è chiamato a individuare un gruppo di aderenti disponibile a elaborare proposte tematiche di discussione, curando lo stile conviviale e l’attenzione ai dibattiti che coinvolgono la città e il Paese; [...] studiare, nell’ambito dell’Ac e in collaborazione con altre realtà associative di ispirazione cristiana, formule efficaci di interazione con il territorio ...” (Documento Aci di Trieste).

In modo originale e creativo é necessario stare “Sulla soglia con gioia”. Nel documento della Diocesi di Belluno-Feltre si declina la logica dell’uscire e del bussare alla porta e si sottolinea la necessità di “condividere le esperienze altrui” per creare dialogo e confronto con le comunità locali sul sorgere di tensioni e disagi, “ponendo attenzioni ai problemi legati al mondo della cultura, della scuola del lavoro, dell’affettività, e del mondo socio-politico.”

Colpiscono però due grandi questioni dell’impegno dei cristiani nel mondo: il lavoro e la prossimità.

Nel documento #porteaperte dell’Aci di Vicenza e in quello dell’Aci di Verona: il lavoroviene posto al centro nel dare valore a chi difende il posto di lavoro, a chi è disoccupato, alle famiglie impoverite, educandoci ad una sobrietà di vita. In questo contesto acquista forza l’impegno a farsi prossimi, condividendo, facendoci vicini alle nuove situazioni familiari, al dialogo tra generazioni, con una prospettiva interculturale, ecumenica, interreligiosa.

La declinazione concreta (Documento ACI di Treviso) è quella dello “spingersi alle periferie”. Porre attenzione alle periferie ha più significati e può assumere connotazioni diverse, in chiave missionaria, ma anche in prospettiva dell’impegno socio-politico, culturale, di giustizia avendo attenzione agli ultimi, ai poveri e agli emarginati.

Spingersi verso le periferie

La seconda parola appunto riguarda il grande tema delle periferie. La chiave di lettura dell’uscire ci pone chiaramente nelle frontiere, nelle periferie della vita quotidiana. E questo fatto che pure ha una valenza sociale, riflette scelte importanti sul fronte dell’impegno ecclesiale e pastorale. C’é una sorta quindi di continuità tra l’impegno ad extra nei territori e la scelta missionaria ad intra che in maniera preponderante è uscita dalla Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium di Papa Francesco.

L’impegno ad uscire come Chiese del Triveneto è venuto dal Convegno di Aquileia del 2012 che ha posto l’accento in modo particolare al tema della nuova evangelizzazione, del dialogo con le culture, del servizio al bene comune. Queste sottolineature fanno da sfondo a buona parte degli impegni ecclesiali delle associazioni diocesane di AC del Triveneto e trovano una corrispondenza importante con la parola d’ordine, non nuova nel gergo associativo, che é la corresponsabilità. Non si può essere in uscita e andare alle periferie, se non insieme, corresponsabilmente.

Questa scelta trova nel contesto del Triveneto una particolare accentuazione. Il motivo é legato alla relazione la pastorale diocesana e l’Azione Cattolica.

La corresponsabilità, che potremmo anche tradurre con sinodalità, nel riferirci al pensiero e alla cornice che Papa Francesco ha fatto del suo pontificato, si riferisce ad una connotazione di stile ecclesiale.

La particolarità delle chiese del Nord Est é quella di aver costruito nel dopo Concilio una pastorale molto strutturata, con un ruolo attivo al pari di una qualsiasi forma associazione. Già in un documento del ‘94, spesso dimenticato, si sottolineava la necessità di costruire una pastorale integrata, tra gli uffici di pastorale e l’ACI.

Oggi, a distanza di vent’anni, questa scelta rappresenta una vera e propria necessità, dato il contesto ecclesiale e soprattutto culturale attuale, nel quale la secolarizzazione si è innestata rapidamente, anche nelle generazioni adulte, nella realtà del Triveneto, in passato numericamente molto vicine alla Chiesa.

È interessante rileggere un punto qualificante del documento dell’Azione Cattolica di Padova: “L’AC si propone di crescere, con i Consigli pastorali parrocchiali e i Coordinamenti vicariali nella conoscenza delle nuove acquisizioni pastorali sull’Iniziazione Cristiana”. Quasi a dire che davvero il tempo é non solo cambiato ma che occorrono nuove spinte di annuncio del Vangelo.

La collaborazione pastorale oggi ha senso se diventa in concreto una corresponsabilità effettiva, dove ciascuno, laici e preti, vive l’esperienza ecclesiale condividendo le tappe e il cammino della Chiesa locale. Si tratta di una responsabilità diffusa” (Documento dell’AC di Trieste). É necessario che l’AC offra il proprio contributo nella comunità cristiana, vivendo il cambiamento in atto e proponendo itinerari di formazione significativi (Documento dell’AC di Trento).

Per essere laici di AC pronti a stare nelle frontiere del vivere quotidiano come comunità ecclesiale, sono necessari alcuni requisiti fondamentali sui quali spendersi: vivere una testimonianza di dialogo nelle comunità per creare coesione e fede vissuta; favorire il dialogo tra esperienze aggregative ecclesialiaiutare i consigli pastorali ad essere luoghi ed esperienze di corresponsabilità. Tutti questi aspetti si possono trovare nei vari documenti assembleari delle associazioni del Triveneto (In particolare in quelle dell’AC di Vittorio Veneto, Trieste, Vicenza, Treviso, Verona).

É interessante e particolare nella riflessione sul fronte dell’impegno pastorale l’attenzione al ruolo della parrocchia e delle comunità parrocchiali che mantengono una propria soggettività (Documento di Treviso). Questo è tanto più importante se si considera il fatto che nelle realtà delle chiese locali del Triveneto è in corso, dal qualche decennio, una mutazione pastorale attuata nell’avvio e nel consolidamento delle cosiddette “unità pastorali”.

Cura educativa

La terza parola chiave è educazione. È questa una scelta sempre antica e sempre nuova dell’esperienza associativa di Azione Cattolica. Ma nei documenti assembleari delle varie associazioni del Triveneto assume una valenza nuova. Due sono gli accenti con i quali leggere e dare senso a questa attenzione prioritaria.

Innanzitutto il tema della cura educativa è diventato un impegno qualificante la vita associativa perché, a differenza di quanto accadeva in passato, oggi si assiste ad un turnover molto veloce delle figure educative. Manca di fatto una stabilità e potremmo quasi dire che la variabilità delle presenze mette a dura prova la proposta formativa ed educativa verso le giovani generazioni (ragazzi, giovanissimi, giovani).

Da un altro punto di vista il tema educativo coinvolge le dinamiche della vita associativa di base, dei gruppi ai vari livelli. La presenza, la partecipazione, l’esperienza di gruppo non sono aspetti secondari della crescita umana e cristiana delle persone che aderiscono al progetto di AC.

La cura degli educatori ed animatori come scelta di impegno triennale è una costante in tutte le associazioni diocesane. Tra le tante scelte due sono stimolanti: l’AC di Pordenone si é proposta di stimolare la formazione degli educatori facendo conoscere il Sistema Formativo di Base, curando la formazione degli educatori di passaggio dall’ACR al settore Giovani. L’AC di Vicenza ha proposto la costituzione in ogni parrocchia (unità pastorale o livello interparrocchiale) del GEA (Gruppo Educatori Animatori) come centro di raccordo tra la presidenza e la vita dei gruppi. Oltre a queste proposte di lavoro per il triennio l’AC di Treviso espone, nel documento programmatico, una serie di questioni che vanno dall’adeguatezza allo studio dei percorsi formativi, al dialogo intergenerazionale per arrivare alla cura degli educatori e animatori. È così per l’AC di Chioggia.

In conclusione si può dire che le associazioni del Triveneto, nella complessità dei mutamenti in atto, hanno individuato alcune leve attraverso le quali far in modo che l’Azione Cattolica sia riconosciuta come forza trainante della vita delle chiese e, senza presunzione, anche uno strumento efficace di presenza nella società, pur con tutte le difficoltà e i problemi di questo tempo. Quindi davvero un AC con #porteaperte.

Lucio Turra, Consigliere nazionale dell'AC

Tratto da http://azionecattolica.it/ac-triveneto-futuro-periferie-ed-educazione

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