I sindacati e l'equità da perseguire

Riportiamo anche qui l'articolo preparato da Marco Pio Bravo (Delegato Regionale di AC del Triveneto) e pubblicato all'interno della rubrica "Il Fatto del Giorno" sul sito dell'Azione Cattolica Italiana il 16 dicembre 2011 che riguarda lo sciopero generale svoltosi Lunedì scorso 12 dicembre 2011 in seguito alla manovra economica "salva-italia". 

Lunedì scorso i sindacati confederali (Cisl, Cgil e Uil) e l'Ugl hanno proclamato uno sciopero del settore privato di tre ore, per protestare contro l'assenza di concertazione nella definizione dei provvedimenti che compongono la manovra cosiddetta “salva-Italia” e per chiedere al governo un riequilibrio della manovra stessa, troppo poco attenta – secondo loro – alle esigenze delle fasce più deboli della popolazione. Lunedì prossimo 19 Dicembre lo sciopero (di un'ora), indetto dalle stesse sigle sindacali (con altre sigle sindacali di settore), riguarderà il pubblico impiego ed i settori ad esso associati.

Non vi è nessun dubbio che il momento del Paese è critico e che – per evitare danni peggiori – siamo tutti chiamati ad esercitare un senso di responsabilità per il quale ciascuno deve fare sacrifici per tenere in piedi l'economia.

Il governo tecnico di Mario Monti (autorevole senza dubbio anche per la sobrietà e la “pulizia” con le quali si presenta) si è mosso con velocità e tempismo, producendo una serie di provvedimenti che tutti speriamo siano efficaci e riportino il nostro paese sulla giusta rotta.

In una situazione come quella attuale, è anche inevitabile che la manovra scontenti molti e soddisfi pochi, proprio perchè richiede sacrifici. Ed è anche vero che l'assenza di una tassa patrimoniale (da più parti richiesta), la scarsa presenza di elementi di progressività rispetto al reddito nelle nuove imposizioni fiscali e l'assenza di pressioni sulle rendite, oltre ai tagli netti e categorici imposti sulla casa e sulle pensioni (con qualche piccola tutela solo per le pensioni molto basse), fanno pensare che questa manovra possa migliorare ancora significativamente in termini di equità.

Visto che i sindacati dei lavoratori nascono per - e da sempre si preoccupano di - tutelare e difendere diritti e interessi dei meno abbienti, è normale e giusto che si mobilitino per questo motivo e per cercare di indurre il governo a modifiche in questo senso. E lo sciopero è  uno dei pochi strumenti a disposizione dei sindacati e dei lavoratori per far presente il loro dissenso rispetto ad alcuni aspetti della manovra: è uno strumento dall'alto valore etico, perchè chi sciopera paga in prima persona il costo delle proprie idee ed è uno strumento non-violento, che consente di canalizzare il conflitto sociale (che è inevitabile, specialmente in situazioni difficili) e contribuisce a prevenire il manifestarsi di forme di protesta ben più aspre e rischiose per la società.

Scioperare non significa - nel normale linguaggio delle relazioni sindacali – delegittimare o aggredire  la controparte (in questo caso il governo ed il suo tentativo di risanamento), ma trattare con gli strumenti che si hanno a disposizione, cercando di rappresentare gli interessi dei propri iscritti nella direzione (in questo caso) di una maggiore equità dei carichi fiscali.

Oltretutto le forme scelte per lo sciopero (3 ore lunedì scorso e 1 ora lunedì prossimo, al posto delle 8 ore di sciopero generale), dicono la volontà forte di non esasperare il conflitto ed esprimono il senso di responsabilità delle organizzazioni sindacali, che cercano di fare pressione senza esasperare il clima sociale.

Nelle vicende sindacali di questi giorni c'è infine da segnalare una ritrovata unità sindacale nella concretezza delle trattative e nei contenuti: è senza dubbio un bene non solo per i lavoratori, ma per tutto il Paese, perchè un sindacato che – nelle legittime differenziazioni – è capace di riprendere il cammino insieme è garanzia di una forte capacità di rappresentare interessi ed insieme di ricondurli ad unità, fatto che in una corretta dinamica sociale è una delle prime garanzie di coesione e democrazia. E di coesione, democrazia ed una unità che non nasconda conflitti, differenze e contraddizioni, l'Italia ha oggi estremo bisogno.