Intervista a don Andrea Dal Cin, Assistente Regionale Giovani

Caro don Andrea, dall'ACR diocesana ai Giovani del triveneto passando per il servizio nella Pastorale Giovanile e nel Centro diocesano Vocazioni... Una serie di chiamate che indicano una strada, quella della vicinanza ai giovani, nel loro servizio e nel loro essere in cammino: "come ti senti"?

Mi sento incaricato di mettere a servizio dei giovani tutto quello che sono e faccio ogni giorno, dalla preghiera all'attività più elaborata, con semplicità, ma anche con un pizzico di organizzazione, quel tanto che non guasta. Sento che queste responsabilità sono una grande occasione per fare esperienza di Dio e far fare esperienza di Dio.

L'ultima "chiamata" dell'estate scorsa è stata verso l'AC regionale, una dimensione nuova: c'è qualcosa di questo incarico che ti sta accompagnando nel portarlo avanti?

In realtà ho avuto la fortuna di capitare dentro alla dimensione triveneta nei giorni dell'incontro della Presidenza nazionale con i Presidenti parrocchiali. Ho negli occhi e nel cuore i volti di tante persone che si spendono ogni giorno per costruire con pazienza la Chiesa locale. La gratitudine per queste persone mi sta davvero aiutando e stimolando.

Prete accanto ai laici, a giovani responsabili di un cammino di formazione per altri giovani: come vivi questo "vivo accompagnamento"?

Si tratta di una cosa viva, appunto, e tale deve rimanere. Per essere vivo, l' accompagnamento cura le relazioni e i rapporti. Questo è ciò che mi era stato chiesto nella responsabilità diocesana, e ora mi viene chiesto nella dimensione triveneta. So che questa vitalità nelle relazioni comincia con la vitalità della relazione con Dio: credo che la mia preghiera quotidiana dovrebbe essere "Signore aumenta la mia fede!"

Se dovessi pensare ad una dimensione particolarmente attuale da curare nel cammino dei giovani, da quale partiresti?

Mi pare che non vada più dato per scontata la fede in Dio e la frequenza sacramentale dei giovani, anche quella dei gruppi associativi. Questo è lo stimolo principale, insieme al pensiero per tutti i bellissimi giovani che non incontriamo mai: come annunciare loro il vangelo della vita e della gioia?

Ci sono cose che "ti cambiano la vita"... Cos'è cambiato per te, nella vita di tutti i giorni? Quale aspetto del tuo essere prete senti di dover valorizzare in questo tempo?

I giovani hanno anche oggi, come sempre, bisogno di padri. La mia “non più giovanissima età” mi chiede di donare paternità. La paternità impegna a pieno titolo il mio presbiterato!

A cura di Stefano Uliana per L'Azione

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