Radicati nel Concilio Vaticano II

Ritrovarsi a Roma per il laboratorio incaricati regionali ,con la neve, è stato bello. Peccato però che il tempo abbia scoraggiato la presenza delle persone. Il nostro vicepresidente nazionale, Paolo Trionfini, dopo il saluto, entrando nel vivo dell’incontro, ci ha ricordato che la bellezza del settore adulti sta nel raccogliere al suo interno molteplici ricchezze e dimensioni legate alle diverse generazioni che lo compongono. L’adulto coglie l’importanza del gruppo e delle figure educative, come i responsabili adulti. Particolare cura va riservata al legame associativo e alla spiritualità di ognuno.

Solo quando l’adulto sa maturare se stesso può sviluppare attenzione alle varie componenti:  giovani adulti, adultissimi, dimensione  socio-politica, comunicazione interna ed esterna verso movimenti ed aggregazioni laicali. Le scelte maturate a livello assembleare di giugno e riportate nel documento finale ci riconducono alle radici a riprendere il Concilio Vaticano II di cui quest’anno ricorre il cinquantesimo dell’apertura . La ricchezza sprigionata dal Concilio non si è ancora espressa nella chiesa e così pure nell’associazione, è importante quindi riappropriarsi dei documenti conciliari per un laicato associato all’altezza delle sfide che incombono. Con lo Statuto del “69 , cogliendo i segni del Concilio, Bachelet aveva fatto, da profeta :”la scelta religiosa” che non è ancora maturata. Oggi stiamo vivendo questa opportunità di riappropriazione dei cammini tracciati . Tutti ci siamo formati all’ombra del Concilio, gli adultissimi l’hanno seguito da vicino e gli altri, in vario modo ne hanno avuto sentore. Partiamo quindi con la “Gaudium et spes”, non per scelta gerarchica bensì perché è quella che può rappresentare meglio il paradigma del Vaticano II. Risalta infatti per la sua peculiarietà nel riflettere il carattere pastorale del Concilio. Altra sua peculiarietà sta nel non avere alle spalle nessun documento conciliare. Il paradosso è che nel 8-12-65 la Gaudium et spes venne approvata come frutto del Concilio, ancora a lavori aperti. Fino ad allora la chiesa era quasi paralizzata, protetta da uno scudo con il mondo in contrapposizione , come qualcosa da salvare . La G.S. è il documento che subisce gli apporti maggiori nel corso del Concilio, assume la ricchezza emersa dai vescovi di tutto il mondo , in modo particolare dall’episcopato italiano . Il mondo da combattere si trasforma ora in alleato, un mondo che non può lasciare la chiesa indifferente , la chiesa dunque aveva aggiornato il vangelo alla storia. Le sfide del Concilio ci appaiono tutte aperte ancora oggi, per cui è importante riprendere i documenti. Il magistero della chiesa pur non volendo pronunciarsi ha profuso molti insegnamenti dal Concilio :” La concezione teocentrica e teologica dell’uomo e dell’universo, quasi sfidando l’accusa d’anacronismo e di estraneità, si è sollevata con questo Concilio in mezzo all’umanità, con delle pretese, che il giudizio del mondo qualificherà dapprima come folli, poi, Noi lo speriamo, vorrà riconoscere come veramente umane, come sagge, come salutari; e cioè che Dio È. “( Paolo VI ). A continuare il dibattito, Paolo Nepi , docente di filosofia morale, ci ricorda che negli anni 60/70 si viveva la paura delle guerre, era in atto la guerra “fredda”. Grandi avvenimenti legati a Kennedy negli U.S.A., a Krusciov nell’URSS, momenti storici di tensione ed è proprio in questo clima che la Gaudium et spes cambierà il rapporto della gerarchia ecclesiastica con il mondo. La chiesa gerarchica avverte il bisogno di apprendere dal mondo .  Nel documento “Mater et magistra”che Giovanni XXIII inviò ai vescovi nel 1961 si coglie molto bene la necessità di sviluppare un rapporto tra chiesa e mondo. Il fine della G.S. non è di tipo politico ma religioso con l’idea di autonomia dalle realtà terrene. La democrazia, per altro mai citata nella G.S. è uno dei terreni su cui bisogna lavorare, nel documento vengono nominati gli effetti che essa produce ma mai usato il termine stesso, ecco dunque dove porre lo sguardo . Altro aspetto, il discernimento, importante per un cristiano, peccato per altro omesso negli anni ’80 dove l’accumulo di debiti a discapito delle nuove generazioni come: pensioni baby, cattivi investimenti pubblici, ha posto un fardello sulle spalle dei nostri figli. Il ministro La Malfa, allora aveva richiamato al discernimento ma nessuno lo ascoltò, neppure la chiesa. E senza discernimento non si può far azione politica. Fernando Cerchiaro responsabile delle politiche giovanili USRV, prosegue sulla stessa linea, orgoglioso di essere nato e vissuto in Azione Cattolica e di aver preso parte al Concilio quando nel ’65 lavorò sul punto 13 del documento. L’AC, ce lo ricorda era già nel Concilio per dare il suo supporto e quanto uscito più tardi ne da’ prova, come per esempio la “scelta religiosa”, profezia che ci rende tuttora autonomi  all’interno delle scelte terrene . Ora vi è un’apertura al dialogo che porta a forme di approfondimento sulle tematiche, da promuovere a diversi livelli tra cui quello diocesano. E’ importante trovare spazi da condividere, anche con i non credenti . Il concetto di autonomia è una delle idee su cui bisogna lavorare, così pure sui temi fondanti della costituzione legati alla pace. ”L’A.C., -ribadisce Fernando-  mi ha dato la possibilità di sentirmi dentro questo cammino insieme con altre persone mantenendo e rinforzando l’ identità.” Un laico deve avere uno stile di vita cristiano là dove vive per essere testimone credibile, la vita offre tante occasioni di incontro cerchiamo di sfruttare ogni momento per portare Cristo agli uomini .

                                                                                      Roma Domus Mariae 11-12 febbraio 2012

                                                                                                                                         Nella Dal Ben

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