Vivere la speranza nella città dell'uomo

“Vivere la speranza nella città dell’uomo”. Così è stato intitolato il convegno dei capi scout dell’AGESCI del Veneto che si è svolto il 13 ed il 14 aprile scorso a Cerea (VR). Quest’anno gli organizzatori hanno esteso l’invito anche all’AC del Triveneto rappresentata,  per questa occasione, dagli Incaricati regionali del SG e del SA e dalla Vicepresidente e dal presidente dell’AC di Verona (Eleonora Rocchi e Roberto Marrella). 

L’incontro è iniziato con una relazione del prof. Massimo Cacciari seguita da lavori di gruppo dedicati ai temi affrontati dal relatore: i cambiamenti demografici, la famiglia, il sistema di welfare, il territorio, l’impegno politico, il lavoro, la società ed il bene comune, le risorse e la gestione del denaro. La domenica, invece, le attività sono proseguite approfondendo in modo particolare cinque tematiche introdotte durante la relazione del sabato. Cacciari è stato invitato a parlare di speranza a circa duemila capi scout con i quali abbiamo trascorso un pomeriggio tra amici.  Con tutto il vigore che lo contraddistingue, ha trasmesso ai presenti le cose che ritiene siano giuste da fare e quelle sbagliate, e quindi da evitare, in questi momenti di crisi. Lo ha fatto partendo da un’analisi storica del nostro paese. Dal dopoguerra in poi abbiamo assistito ad una continua crescita economica resa possibile anche grazie ad un forte sfruttamento delle fonti energetiche disponibili, a quel tempo,  a prezzi molto inferiori agli attuali.  L’arrivo degli agli anni ’70, però, ha segnato l’inizio di una crisi via via più ampia;  ne siamo diventati sempre più consapevoli quanto più Cina, India ed altre potenze si sono affacciate sulla scena mondiale chiedendo la loro parte di risorse. I segni della crisi sono evidenti: fino ad appena vent’anni fa vantavamo ancora un’industria manifatturiera importante su cui contare . Ora, gradualmente, si è dislocata altrove e ci sono rimaste solo alcune realtà di nicchia. In questo contesto i politologi parlano di tramonto della forma Stato; le grandi decisioni vanno oramai prese a livello sovranazionale. I padri fondatori dell’Europa negli anni ‘60-‘70 già lo compresero  ed indicarono la strada da percorrere: puntare verso l’unità economica e politica europea. La nascita di un reale Governo Europeo è però ancora lontana. La globalizzazione ci chiede di superare la tradizionale idea di organizzazione statale. Lo Stato rimane forte solo in quei paesi che potremmo definire “imperi” (ad esempio Cina ed America); essi hanno però una struttura di tipo federalistico. L’Italia, funziona invece in senso centralistico e quindi non funziona. Un grande Paese si regge oggi su un decentramento della macchina amministrativa che porta alla massima corresponsabilizzazione. Di conseguenza,  il  nuovo welfare dovrebbe puntare su una riforma istituzionale che responsabilizzi e lo Stato dovrebbe sostenere ogni forma di mutualismo gestito autonomamente dalla base, creando sussidiarietà. Cacciari ha poi proseguito rivolgendosi in modo più diretto agli scout presenti:” il tema vostro riguarda l’educazione ebbene: è giusto che capiate i passaggi”. Dalla crisi del ‘29  fino a 25-30 anni fa il capitalismo, con uno sguardo rivolto al welfare, riusciva a realizzare un meccanismo virtuoso dove il profitto veniva reinvestito per allargare il ciclo economico. Su questo concetto si basava, qualche anno fa, l’ethos del capitalismo e ne sono testimoni le politiche  sviluppate ad esempio, dalla “Olivetti” o dalla “Pirelli” di un tempo.  Ora assistiamo invece ad una svolta di tipo antropologico del capitalismo: il profitto va immediatamente acquisito senza investire in nuove strategie di lungo periodo; questo è il grosso problema delle economie più deboli, come la nostra. La propaganda elettorale ci fa credere che questa sia solo una crisi di passaggio, ma in realtà è una crisi d’epoca dove tutto non sarà più come prima. Questo ci deve responsabilizzare: dobbiamo rispondere con realismo, affrontare la crisi con competenza, capacità d’analisi, una politica incompetente non è più ammissibile. Cita Max Weber che un secolo fa scrisse un libro dal titolo: "Politik als Beruf". Il significato del termine “Beruf” e duplice poiché legato sia al concetto di "professione" che a quello di "vocazione". L’opera si può quindi intendere in due modi: "la Politica come Professione" e "la Politica come Vocazione". Il professore apre anche una parenesi sulla fede affermando che:  “Su questa questione potreste insegnare voi qualcosa a me, non certo il viceversa. Tuttavia ritengo che la fede sia un grande fatto sociale, non privato o del cuore ma culturale e quindi anche politico”. Con riferimento al tema del lavoro, ha ricordato che Adam Smith diceva:” chi dà lavoro non deve pagare tasse sul lavoro che offre ma sul profitto”. Lo Stato deve quindi sostenere le imprese e non creare ostacoli, solo in Italia vi è tutta questa burocrazia. Nel saluto finale richiama i due nodi fondamentali: le competenze e la responsabilità.  Lo scoutismo si regge se ci sono i capi , ma se il capo è inefficiente ed incompetente non si va da nessuna parte. E’ dal dibattito e dal confronto che deve nascere una nuova strada, le scorciatoie e le proteste non servono.

Nella Dal Ben, Incaricata regionale settore adulti 
Stefano Brunello, Incaricato regionale settore giovani 

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